Simbolo del legame franco-ottomano, una diffusa leggenda lega la vita della ricca ereditiera francese Aimée du Buc de Rivéry a quella della Valide Sultan, fino a sovrapporre le due figure storiche in un unico personaggio.
Figlia di un proprietario terriero francese e cugina dell’imperatrice Giuseppina Bonaparte, Aimée du Buc de Rivéry nacque nel 1776 nell’isola di Martinica. Si narra che, nel 1788, durante il viaggio di ritorno dalla Francia, dove la bambina era stata mandata a studiare in un convento, la nave in cui si trovava venne attaccata dai pirati. Aimée, allora undicenne, venne rapita per essere rivenduta come schiava in nord Africa. Dopo un periodo di servitù presso il Bey di Algeria, la giovane venne ceduta in dono al Sultano ottomano Abdul Hamid I. Inviata a Costantinopoli, Aimée du Buc de Rivéry entrò nell’harem imperiale e, con la sua bellezza e la sua forte personalità, riuscì a conquistare l’amore del Sultano. La giovane francese diventò così la moglie di Abdul Hamid I prendendo il nome di Nakshidil Haseki. All’interno del palazzo sultanale, la sposa aprì il palazzo ed il governo sultanale alle influenze ed alle idee francesi. Lei stessa insegnò la sua madrelingua al Sultano, fece inviare un ambasciatore permanente da Istanbul a Parigi, riorganizzò l’harem concedendo più libertà alle concubine e rimodernò il palazzo in stile rococò, allora molto in voga in Francia. Secondo la leggenda, la liberalità di queste sue iniziative e l’influenza che esercitava nelle decisioni politiche, spinsero gli ulama ed i Giannizzeri a tentare di uccidere suo figlio. Nakshidil riuscì però a salvare Mahmut nascondendolo in un luogo sicuro.
La leggenda narra infine che Mahmut II, avvicinandosi la fine dei giorni di Nakshidil, acconsentì a far entrare a palazzo un prete che concedesse l’estrema unzione alla vecchia madre che, nonostante avesse formalmente abbracciato l’Islam, era rimasta in cuor suo cattolica.
La storia documenta in realtà avvenimenti diversi: gli eventi storici che caratterizzano le vite di Aimée du Buc de Rivéry e Nakshidil Haseki seguono due percorsi differenti che mai si incrociano ma piuttosto si disperdono. La leggenda tuttavia appare come una rielaborazione della realtà storica; Nakshidil era in effetti molto influenzata dalle idee francesi, e diverse riforme significative avviate dal Sultano vengono attribuite proprio all’influenza della madre. Il regno di Mahmut II segna infatti un periodo di vicinanza con le idee europee ed è caratterizzato dalla volontà di attuare varie riforme sia in campo legale che militare. Tra queste ultime, ad esempio, lo scioglimento dell’ordine dei Giannizzeri a favore di una guardia imperiale su modello europeo. Saranno inoltre le riforme di Mahmut II ad aprire la strada alla successiva era delle Tanzimat, ossia delle riforme costituzionali, portata avanti dai suoi successori dopo la sua morte.
La leggenda che sovrappone Nakshidil Haseki e Aimée du Buc de Rivéry rappresenta dunque la rielaborazione simbolica di un incontro e di uno scambio tra i due paesi: uno scambio talmente profondo che giunge ad immaginare un legame di sangue tra le due famiglie regnanti.


