Turchia in Europa: rompere il circolo vizioso
16 Nov 2009 | BY Carola Cerami
Presentato il secondo rapportodella Commissione Indipendente sulla Turchia: da superare questo circolo vizioso.
“Turchia in Europa. Rompere il circolo vizioso”, così la Commissione Indipendente sulla Turchia, presenta il suo Secondo Rapporto, pubblicato nel settembre del 2009. Ideatori e animatori della Commissione, fin dal 2004, sono alcune personalità di grande rilievo nel dibattito europeo: Martti Ahtisaari, Kurt Biedenkopf, Emma Bonino, Hans van den Broek, Bronislaw Geremek, Anthony Giddens, Marcelino Oreja Aguirre, Michel Rocard e Albert Rohan.
“Circolo vizioso”
Se nel rapporto del 2004 la Commissione esaminava la lunga storia dei rapporti fra la Turchia e l’UE e le principali sfide legate all'adesione all’UE, nel secondo rapporto del 2009 l’elemento centrale di analisi è la necessità di superare il “circolo vizioso” creatosi dopo l’inizio dei negoziati di adesione del 2005. L’atteggiamento negativo di alcuni leader europei, i tentativi di introdurre proposte alternative agli accordi di adesione e gli ostacoli sorti durante il processo negoziale hanno danneggiato il cammino verso l’adesione. Contemporaneamente in Turchia questa situazione ha determinato un calo di sostegno da parte dell’opinione pubblica e ha favorito il rallentamento della spinta riformista. Tutto ciò ha determinato un'apparente battuta d’arresto. La Commissione ribadisce che l’obiettivo dei negoziati con la Turchia è l’adesione e non può esservi spazio per proposte di compromesso come il “partenariato privilegiato” o la “relazione speciale” e sostiene al contempo la necessità per la Turchia di riprendere con convinzione la strada delle riforme, in particolare attraverso il varo di una nuova Costituzione e la garanzia effettiva della libertà di espressione.
“Zero problemi con i vicini”
Uno degli aspetti più rilevanti della nuova politica estera turca è la politica di “zero problemi con i vicini”. La nuova politica regionale ha portato la diplomazia turca a giocare un nuovo ruolo nel Medio Oriente e nello spazio post-sovietico, permettendo una politica di mediazione fra la Siria e Israele, una rinnovata capacità di interagire con l’Iran, una particolare attenzione per la situazione irachena e un ruolo importante di crocevia mondiale nel trasporto energetico. L’ingresso della Turchia nell’UE consentirebbe all’Unione di avere tramite la Turchia un ruolo di primo piano nella stabilizzazione della regione.
“Islam e secolarismo”
L’intensificarsi delle relazioni della Turchia con i suoi vicini ad Est, piuttosto che un indice di islamizzazione della politica del paese, deve essere inteso come un’opportunità e una espressione del nuovo pragmatismo politico della nuova classe dirigente turca. Eppure il timore di una progressiva “islamizzazione” della società turca è forte. Ma su questo punto è opportuna una riflessione più complessa sull’evoluzione sociale e culturale della Turchia, sull'importanza dei fenomeni migratori interni e sull’emergere di una nuova borghesia islamica. La Commissione ribadisce l’importanza di ancorare la Turchia all’Europa per proteggere il complesso equilibrio fra secolarismo e islamismo, fra democrazia e kemalismo.
L’analisi attenta e lungimirante del secondo rapporto, che comprende anche riferimenti alla questione cipriota, alla questione curda, ai rapporti con l’Armenia e alla situazione economica turca, è un invito all’apertura, alla responsabilità e al rispetto reciproco. Il contributo della Commissione è un punto di riferimento importante nell’analisi attuale delle dinamiche dei rapporti turco-europei.