Politica

Turchia e Brasile propongono un accordo per il nucleare iraniano

30 Maggio 2010 | BY STEFANO TORELLI     

Il 17 maggio a Teheran si sono riuniti i capi di governo di Iran, Turchia e Brasile, rispettivamente Mahmoud Ahmadi-Nejad, Luiz Inacio Lula da Silva e Recep Tayyip Erdoğan, insieme ai loro Ministri degli Affari Esteri Manoucher Mottaki, Ahmet Davutoğlu e Celso Amorin, per discutere le possibili soluzioni della controversia internazionale circa il programma di arricchimento dell’uranio della Repubblica Islamica dell’Iran.

Il cosiddetto asse Turchia-Brasile, in effetti, costituiva una possibilità di mediazione già annunciata nelle settimane precedenti, a seguito di diversi contatti tra Ankara e Brasilia in merito. Nei giorni immediatamente precedenti alla dichiarazione congiunta siglata a Teheran, però, le aspettative circa un eventuale accordo che coinvolgesse l’Iran sembravano essersi ridotte, visto il nuovo braccio di ferro che aveva visto coinvolto il Presidente iraniano Ahmadi-Nejad e la Comunità Internazionale, in occasione del discorso del capo di governo iraniano all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo stesso Segretario di Stato statunitense Hillary Clinton, nel corso di una telefonata con Erdoğan venerdì 14 maggio, aveva espresso le proprie preoccupazioni circa l’atteggiamento iraniano, avvisando il Primo Ministro turco dell’imminenza di nuove azioni nei confronti di Teheran, qualora la controversia non avesse trovato esiti positivi.

Per questo motivo Erdoğan avrebbe deciso, in un primo momento, di non prendere parte alla riunione con il Presidente brasiliano e quello iraniano a Teheran, nel timore di non riuscire ad arrivare ad un accordo. All’ultimo momento, invece, i tre hanno trovato un punto di incontro e sono riusciti a emanare un documento congiunto, in 10 punti, firmato dai rispettivi Ministri degli Affari Esteri, in cui si rendono noti i termini della proposta negoziale. L’Iran dovrebbe trasferire in territorio turco 1.200 chilogrammi di uranio a basso arricchimento (Low Enriched Uranium, LEU), al 3,5%, per poi riceverne indietro 120 chilogrammi di uranio arricchito al 20%, in modo tale che possa servire da combustibile per i reattori nucleari iraniani, ma esclusivamente a scopo civile. L’operazione dovrebbe avvenire con la supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e tecnici iraniani e, durante la permanenza dell’uranio in Turchia, quest’ultimo continuerà ad essere di proprietà esclusiva di Teheran.

Qualora gli accordi non venissero rispettati in alcuna fase dell’operazione, si provvederà alla sospensione del piano. Le reazioni della Comunità Internazionale sono state in un primo momento abbastanza fredde, ma il documento congiunto e la mediazione di Turchia e Brasile potrebbero costituire una buona base di partenza per un eventuale accordo. Turchia e Brasile fanno entrambe parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in qualità di membri non permanenti, e si sono dette contrarie ad un nuovo giro di sanzioni nei confronti di Teheran.

Il documento firmato nella capitale iraniana potrebbe dare maggiore lustro all’azione diplomatica internazionale di Ankara, che altrimenti si sarebbe trovata nel dilemma di non volere applicare le sanzioni all’Iran (Paese con cui la Turchia è in ottimi rapporti economici e commerciali, oltre che diplomatici), ma nello stesso tempo di non riuscire a proporre alternative valide. Ciò avrebbe rischiato di ledere in parte l’immagine di Ankara, soprattutto agli occhi degli Stati Uniti e degli altri attori mediorientali. La Turchia dimostra invece di poter svolgere un ruolo di primaria importanza nella risoluzione delle controversie regionali e, così facendo, continua a perseguire la sua politica di attivismo in Medio Oriente.

 

 

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