La riforma costituzionale verso il referendum
20 Apr 2010 | BY ANTONELLO DEL VECCHIO
Dopo un accesso dibattito durato mesi, la Grande Assemblea Nazionale turca ha iniziato le procedure di voto sul pacchetto di riforma costituzionale predisposto dal governo.
La procedura di approvazione parlamentare degli emendamenti costituzionali richiede il voto favorevole di due terzi dei membri dell'organo legislativo, per un totale di 367 deputati su 550. Qualora, tuttavia, in due votazioni successive si raggiunga la maggioranza di 330 voti a favore, l'approvazione degli emendamenti viene sottoposta a referendum.
Sembra essere quest'ultima la sorte che attende il pacchetto di riforma predisposto dall'AKP attraverso 27 articoli. L'AKP può contare infatti su una maggioranza in Assemblea di 335 voti. Nel primo turno di votazioni – tenutosi, a scrutinio segreto, nella seconda metà di aprile – tutti i 27 articoli hanno ricevuto tra 331 e 340 voti favorevoli. Se dunque nel secondo turno, che di concluderà entro la prima settimana di maggio, i 27 articoli dovessero nuovamente superare la soglia dei 330 voti senza raggiungere quella dei 367, sarà l'elettorato turco, come preventivabile, a pronunciarsi sul pacchetto di emendamento costituzionale. L'AKP appare infatti in grado di ottenere nuovamente la maggioranza richiesta per procedere con il percorso di riforma, mentre sembrano cadere tutte le possibilità di giungere ad un accordo con l'opposizione sul merito della stessa.
Sullo sfondo delle contrapposizioni che hanno caratterizzato il rapporto tra i poteri esecutivo e giudiziario, le dure critiche dell'opposizione si incentrano principalmente sulla minore indipendenza della magistratura che il pacchetto di riforma comporterebbe. Se approvata, la riforma modificherebbe infatti composizione e metodo di selezione dei giudici della Corte Suprema. Da 11 membri, l'organo passerebbe a 19, 16 dei quali verrebbero nominati dal Presidente e 3 dal Parlamento. I membri della Corte diventerebbero inoltre soggetti a investigazione in caso di cattiva condotta.
Il pacchetto di riforma intende inoltre accentuare il controllo del potere civile su quello militare, rendendo quest'ultimo responsabile innanzi alle autorità civili del Paese. E' previsto inoltre che il potere giudiziario possa sancire la regolarità degli allontanamenti di esponenti delle forza armate sino ad oggi insindacabilmente stabiliti dal Consiglio Supremo Militare che poteva così contare su un efficace strumento di garanzia della compattezza dell'apparato militare nazionale.
Magistratura e militari rappresentano, nella architettura istituzionale così come nell'immaginario collettivo turco, i “guardiani” delle istituzioni democratiche e secolari del Paese. La riforma costituzionale propugnata dall'AKP sembra scardinare questa consolidata tradizione istituzionale. Non stupisce dunque che il pacchetto di emendamenti abbia prodotto un duro scontro all'interno del parlamento e tra i centri di potere turchi. Se ciò, da un lato, sembra andare incontro alle richieste provenienti da Bruxelles per un maggiore adeguamento della struttura costituzionale agli standard europei, è altrettanto evidente, dall'altro, che il dibattito sulla riforma costituzionale sembra rappresentare il punto più alto della contrapposizione tra l'attuale partito di governo e l'establishment kemalista del paese.