Ocalan sulle pagine de “Il Manifesto”
08 Mar 2010 | BY LUCA BELLUSCI
Il 9 gennaio scorso è stato pubblicato dalle pagine de “Il Manifesto” un articolo scritto da Abdullah Ocalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), formazione la cui natura terroristica è stata riconosciuta tanto dagli Stati Uniti quanto dal Parlamento europeo.
Il 9 gennaio scorso è stato pubblicato dalle pagine de “Il Manifesto” un articolo scritto da Abdullah Ocalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), formazione la cui natura terroristica è stata riconosciuta tanto dagli Stati Uniti quanto dal Parlamento europeo. Ocalan, in carcere dal 1999 nella prigione di massima sicurezza sull’isola di Imrali, intendeva così avviare una collaborazione con il quotidiano italiano, per poter raccontare in prima persona la situazione della minoranza curda in Turchia, alla luce delle nuove iniziative di riforma promosse dal governo e delle vicende legate al tentativo di soluzione pacifica del conflitto tra lo stato turco ed il Pkk. L’articolo ha suscitato sin da subito le perplessità di molti osservatori, facendo presagire quella che da lì a poco sarebbe stata la posizione assunta dal governo turco sulla vicenda. Infatti, a distanza di due giorni, il Ministero della Giustizia turco ha rilasciato un comunicato con cui ha voluto ribadire l’impossibilità per Ocalan di scrivere per un giornale, in base alla legge sull'esecuzione delle misure di Pena e di Sicurezza, in quanto il detenuto in questione è all'ergastolo nel carcere di tipo F per reati legati al terrorismo. Nonostante ciò, lo scorso 12 febbraio “Il Manifesto” ha ospitato un nuovo articolo di Ocalan.
La questione curda continua a rappresentare uno dei maggiori nodi da sciogliere sulla strada del processo di democratizzazione turco. La recente messa al bando del Partito della Società Democratica – tradizionale punto di riferimento della minoranza etnica curda, nonché parte della grande coalizione di governo – per legami con i terroristi del Pkk, ha innalzato la tensione nel paese mettendo in seria discussione le iniziative riformiste del governo. Nel suo primo articolo Ocalan aveva tracciato una breve descrizione della situazione politica nel paese, con particolare riferimento al rispetto dei principi democratici, attaccando proprio il governo Erdoğan per non essere riuscito a concretizzare “l’iniziativa democratica” annunciata l’estate scorsa. Nella sua critica ha sostenuto che “la manovra diversiva più subdola la sta facendo l’attuale governo dell’Akp, che vuole far credere agli stati europei di operare per la democratizzazione e la soluzione della questione curda. Ma è lo stesso governo – continua Ocalan – che ha fatto leggi grazie alle quali le prigioni turche sono piene di bambini curdi”.
Il “caso Ocalan” non ha avuto ripercussioni diplomatiche tra i due governi. La vicenda evidenzia tuttavia, la pericolosa differenza di percezioni tra la Turchia ed i paesi europei circa i contorni della lotta al terrorismo e come, a oltre dieci anni dal suo arresto, il leader del Pkk sia riuscito a mantenere salda la guida del movimento curdo nel paese.