Turchia-Israele: l’industria della difesa motore del disgelo?
08 Mar 2010 | BY STEFANO TORELLI
Le relazioni tra la Turchia e Israele hanno registrato nel mese di gennaio un altro momento di tensione, dovuto ad un nuovo incidente diplomatico, che ha fatto paventare al governo di Ankara addirittura il ritiro del proprio ambasciatore a Tel Aviv, Oguz Celikkol.
In una conferenza stampa congiunta, tenutasi a Tel Aviv lo scorso 11 gennaio, il Viceministro degli Affari Esteri israeliano Danny Ayalon, si è rifiutato di stringere la mano all’ambasciatore Celikkol, in segno di protesta contro una fiction trasmessa dalla tv turca, che avrebbe presentato un’immagine negativa degli Israeliani. In tale conferenza stampa, inoltre, contravvenendo alle regole della diplomazia, Ayalon ha tolto dal tavolo la bandiera turca, lasciando solo quella israeliana e avrebbe fatto sedere di proposito l’ambasciatore turco su una sedia più bassa. Sebbene le dure reazioni di Ankara non siano tardate ad arrivare, la polemica sembra essere momentaneamente rientrata dopo la lettera di scuse inviata dallo stesso Ayalon a Oguz Celikkol. Permangono tuttavia incomprensioni di fondo in un rapporto che, dopo anni di ottime relazioni tra i due Paesi, sembra oggi essere in difficoltà.
Appare chiaro come l’ultimo scontro diplomatico – già ribattezzato “la crisi della sedia” – non sia che l'ennesimo sintomo della freddezza che caratterizza i rapporti bilaterali a seguito del cosiddetto “strappo di Davos” del gennaio del 2009. Il riferimento va al duro scontro verbale tra il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdoğan e il Presidente israeliano Shimon Peres durante un incontro nell’ambito del World Economic Forum, nel corso del quale il Premier turco ha aspramente criticato Israele per l’operazione militare “Piombo Fuso” condotta nella Striscia di Gaza . I rapporti tra Ankara e Tel Aviv hanno visto da allora un cambiamento di rotta, nella misura in cui, anche nel più allargato conesto mediorientale, la Turchia ha assunto agli occhi dei Palestinesi e degli altri Stati arabi il ruolo di guida nell’opposizione alle politiche israeliane nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Inoltre, le divergenze di vedute tra i due paesi e la presa di posizione della Turchia avevano in parte contribuito a congelare la serie di colloqui indiretti portati avanti tra la Siria e Israele, proprio con la mediazione di Ankara.
Su questo sfondo, l'annullamento della esercitazione aerea congiunta Anatolian Eagle – prevista lo scorso ottobre in territorio turco – per il rifuto di Ankara alla partecipazione dell'aviazione israeliana, sembrava aver incrinato anche l'intesa strategica tra i due paesi, tradizionale colonna portante della relazione bilaterale. Tuttavia, la visita dello scorso 18 gennaio del Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ad Ankara sembra poter indicare che l’alleanza di tipo strategico-militare non dovrebbe essere in discussione. Nell’incontro tra Barak e la controparte turca Vecdi Gonul, infatti, i due Ministri hanno discusso della cooperazione nell’industria della difesa e si è specificato che entro l’anno si concluderà il piano per la vendita di 10 droni Heron da parte di Israele alle forze aeree turche, per un totale di 180 milioni di dollari. E’ importante notare come all'incontro abbia preso parte anche il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoğlu, ispiratore del nuovo corso della politica estera turca in Medio Oriente e fautore del mantenimento dei buoni rapporti con tutti i vicini, arabi e non, della Turchia. E' questa l'essenza più profonda della cd. politica di “azzeramento dei problemi” che, attuata con costanza nei confronti di Armenia, Iraq, Iran e Siria, rischia di avere ripercussioni negative sulla relazione turco-israeliana.