Il 12 maggio, a margine della visita ufficiale del Presidente russo Dimitri Medvedev nella capitale turca Ankara, i due Paesi hanno siglato uno storico accordo per la costruzione di una centrale nucleare in Turchia.
Più precisamente, si tratterebbe di 4 reattori nucleari per la generazione di energia elettrica, la cui costruzione dovrebbe partire il prossimo agosto. La società russa Rosatom aveva già vinto la gara per l’appalto di tali infrastrutture nel settembre del 2008, ma la firma definitiva si è avuta soltanto questo mese, dal momento che una Corte turca aveva ritardato il riconoscimento dell’affidamento del progetto all’azienda russa, essendo quest’ultima l’unica partecipante al bando. Il Presidente di Rosatom Sergei Kiriyenko era presente ad Ankara al momento della firma con il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdoğan.
In termini finanziari, si tratterà di un progetto del valore di 20 miliardi di dollari per la realizzazione di quattro reattori nel sito di Akkuyun, presso la città di Buyukecali, nella provincia meridionale mediterranea di Mersin. Il sito messo a disposizione per l’installazione degli impianti è di proprietà della Compagnia di Generazione Elettrica della Turchia, la EUAS. Una sussidiaria di completa proprietà della Rosatom inizierà i lavori in territorio turco, dopodiché la società russa metterà in vendita fino al 49% degli impianti e della loro gestione, sia ad investitori turchi, che stranieri. La Rosatom ha calcolato che, nei primi 15 anni di attività dei nuovi siti nucleari, avrà la possibilità di ammortizzare i costi del progetto, tramite la vendita di energia elettrica all’azienda statale turca Tetas ad un prezzo fisso e, per giunta, la vendita dell’elettricità rimanente al mercato non controllato. Da quel momento in poi, il 20% dei guadagni verrà versato nelle casse del governo di Ankara.
La Russia in questo modo apre un nuovo fronte della cooperazione nel campo nucleare con Paesi esteri, dopo i progetti già in via di realizzazione in Cina, India e Iran. Allo stesso tempo, risulta chiaro come Anakra e Mosca si trovino sempre più in sintonia nel settore delle politiche energetiche, dopo gli accordi raggiunti per ciò che concerne le infrastrutture che dovrebbero portare il gas russo verso l’Europa.
La Turchia, in questo modo, tenta anche di ridurre la storica e naturale dipendenza da fonti energetiche provenienti dall’esterno, che contraddistingue il Paese, soprattutto in prospettiva di una domanda di energia ad uso interno in costante crescita. Ankara non è l’unico Paese nella regione che si sta dotando di tecnologia nucleare per il futuro, se si pensa ai programmi posti in essere dai Paesi del Golfo e dal Regno di Giordania, solo per fare degli esempi. Accanto a tali iniziative, il governo turco ha già avviato da tempo dei programmi per lo sfruttamento delle risorse energetiche rinnovabili. L’importanza dell’investimento per i nuovi reattori nucleari dal punto di vista finanziario, fa comunque presupporre che il governo turco, insieme con la Russia, porterà tale progetto al suo compimento, dando dunque alla tecnologia nucleare una priorità nei programmi energetici a medio-lungo termine.