In un discorso tenuto all'Università Okan di Istanbul, il Ministro per l'Energia turco Taner Yıldız è tornato sulla questione dello sviluppo di energie alternative, sempre più necessaria per diversificare un mix energetico nazionale troppo sbilanciato a favore di petrolio e gas – risorse delle quali la Turchia è povera e che importa principalmente dalla Russia.
Tre i pilastri del programma di diversificazione energetica nazionale: energia nucleare, solare e eolica. Lo sviluppo del nucleare resta una priorità del piano energetico turco quinquennale approvato in marzo per il periodo 2010-2014. In partnership con compagnie coreane e russe due centrali dovrebbero essere costruite, rispettivamente, nelle aree di Sinop e Mersin.
L'opposizione dell'opinione pubblica all'investimento sul nucleare resta tuttavia forte. In occasione dell'anniversario del disastro di Chernobyl, diverse manifestazioni si sono susseguite nel Paese per protestare contro l'installazione di centrali nucleari che metterebbero a rischio la sicurezza e la salute dei cittadini. Korol Diker, rappresentante di Greenpeace, ha peraltro sottolineato come la scelta nucleare non basterebbe, di per sé, a scongiurare i rischi legati alla carenza di energia.
Nell'incontro istanbuliota, Yıldız ha rimarcato il valore delle risorse naturali della Turchia come base per lo sviluppo delle rinnovabili. Obiettivo del governo è quello di sfruttare pienamente il potenziale energetico turco entro il 2023, con un aumento degli investimenti nei settori del solare e dell'eolico. E' prevista, su questo sfondo, la presentazione in Parlamento entro i prossimi due mesi di una Legge sulle Energie Rinnovabili che stabilisca gli obiettivi e gli strumenti d'azione governativi.
In questa prospettiva, Yıldız ha sottolineato come la Turchia costituisca un vero e proprio “paradiso del sole” e che, di conseguenza, naturale priorità delle strategie energetiche nazionali dovrebbe riguardare il coerente sviluppo dell'energia solare. D'altro canto, secondo le stime offerte dal Ministro, la Turchia potrebbe all'incirca raddoppiare la produzione di energia eolica entro il 2020, raggiungendo un livello di produzione pari a 76,000 megawatts – delle quali, 13.000 dovrebbero essere attivate entro il 2015 e 20.000 nei sette anni successivi. Investitori interessati allo sviluppo del settore e know how tecnico non mancano. Sullo sviluppo del potenziale eolico del Paese pesa tuttavia la lentezza nella concessione delle licenze governative.
In un'intervista rilasciata al quotidiano Hurriyet, il Professor Uyar, vice-Presidente dell'Associazione Mondiale per l'Energia Eolica, ha sottolineato come un totale di 756 progetti energetici – potenzialmente in grado di sviluppare un totale di 78.000 megawatts di energia – attendono il via libera delle autorità turche. L'urgenza di una legge che razionalizzi le procedure amministrative di concessione delle licenze è dunque una assoluta priorità per il Paese, per non perdere opportunità di sviluppo. Secondo Uyar, infatti, la Turchia, attualmente diciannovesimo paese per capacità di generazione di energia eolica, potrebbe facilmente raggiungere il decimo posto nel ranking mondiale, con importanti benefici anche per il settore dell'occupazione. L'appuntamento, fissato per giugno ad Istanbul, con la Conferenza e Fiera Mondiale dell'Energia Eolica offre, in questo contesto, un importante incentivo a velocizzare i tempi di approvazione parlamentare della Legge sulle Energie Rinnovabili.