Il rilancio dei rapporti sino-turchi sulla via della seta
08 Mar 2010 | BY ANNA LONGHINI
Cina e Turchia stanno lentamente stringendo accordi in campo economico sempre più rilevanti. A dimostrarlo sono non soltanto gli incontri tra gli alti rappresentanti in cui abbondano, ma anche gli indicatori economici.
A dimostrarlo sono non soltanto gli incontri tra gli alti rappresentanti in cui abbondano le dichiarazioni circa una maggiore cooperazione e comunicazione tra i due Paesi, ma anche gli indicatori economici, che mostrano come il volume degli scambi commerciali nell’ultimo decennio sia più che quadruplicato. Le schermaglie dello scorso luglio tra i rispettivi capi di Stato sulla questione degli Uighuri nella regione cinese dello Xinjang sembrano dunque alle porte, complice un reciproco interesse in campo economico.
Nell’ultimo anno la Cina ha sorpassato l’Italia come esportatrice di beni in Turchia, attestandosi al terzo posto come fornitrice del paese dietro Russia e Germania, con un valore totale delle esportazioni di circa 12,6 miliardi di dollari. Il volume del commercio totale tra i due Paesi tocca quasi i 14,3 miliardi di dollari se si aggiunge a questa cifra quella delle esportazioni turche in Cina. I rapporti economici bilaterali sono stati discussi nella visita del Ministro per il Commercio cinese Chen Deming, ricevuto ad Ankara dalla controparte turca Zafler Caglayan lo scorso 7 gennaio. L’incontro ha costituito l’occasione per il confronto tra rappresentanti del mondo imprenditoriale dei settori privato e pubblico dei due Paesi. La volontà di investimenti cinesi in Turchia è stata testimoniata proprio dai più di 100 imprenditori arrivati ad Ankara a seguito del Ministro Deming. La Cina è interessata al settore delle infrastrutture: in particolare la Turchia vorrebbe coinvolgere la Cina nell’ambito del progetto di costruzione di una centrale nucleare e, inoltre, imprese cinesi sarebbero interessate al progetto di un terzo ponte sul Bosforo a Istanbul e alla realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità tra Ankara e Smirne. Inoltre, i due Paesi stanno discutendo dell’eventualità di usare le monete correnti, piuttosto che il dollaro, nelle loro transazioni.
La Cina ha molto da guadagnare dal miglioramento e dal rafforzamento delle relazioni con la Turchia e, in effetti, sembra aver compreso che in un’ottica di lungo termine Ankara sarà probabilmente un partner commerciale e strategico molto importante. D’altra parte la Turchia continua la sua politica “della porta aperta”, per parafrasare la nota “open door policy” con cui la Cina di Deng Xiao Ping aprì le porte al mondo a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, che le permette di stringere accordi commerciali con un numero sempre maggiore di Paesi. Ankara ha deciso di non aspettare senza alternative quella che per ora è una via d’accesso bloccata da parte dell’Europa, preparandosi piuttosto a rivitalizzare quella Via della Seta che nell’antichità collegava l’Occidente all’Oriente. E’ questo, quello della restaurazione di una via privilegiata Est-Ovest per gli scambi economici e commerciali, uno dei progetti più ambiziosi cui sta lavorando Ankara insieme alle realtà economiche a oriente, di cui la Cina rappresenta una pedina imprescindibile, anche e soprattutto in ottica futura.