Un documentario ed un affresco composto di tasselli variegati, multiformi e talvolta stridenti che compongono un ritratto caleidoscopico della città che collega Oriente ed Occidente. È Istanbul, la città cosmopolita dove Est ed Ovest si incontrano e si mescolano ...
... dove culture ed etnie diverse originano una realtà dalle infinite sfaccettature. “Istanbul è la città delle contraddizioni – si dice nel documentario - in essa coesiste il bello e il brutto, il caldo e il freddo, il vecchio e il nuovo, la ricchezza e la povertà.
Ogni cosa in questa città vive di contrasti”. In un viaggio affascinante, il regista Fatih Akin fotografa questi contrasti, immortala i tanti volti della città e le sue infinite voci attraverso il racconto della scena musicale di Istanbul. Se è vero che “per capire la cultura di un posto, bisogna ascoltarne la musica”, Crossing the bridge traccia un ritratto multiforme della realtà di Istanbul, una realtà in continuo fermento, dove i suoni dalle origini più lontane trovano il loro posto e raccontano ognuno una storia diversa.
“Se vivi ad Istanbul – si dice infatti nel film - le tue orecchie sono aperte a tutto, anche se tu non vuoi ascoltare”. E così musica tradizionale e moderna, melodie che richiamano gli antichi suoni arabi a ritmo di darbuka e qanun , percussioni orientali e musica sufi, sonorità elettroniche e brani da discoteca convivono nelle strade della megalopoli turca. È la rappresentazione della realtà attraverso la musica, una rappresentazione che oltrepassa le barriere sociali attraverso suoni che incarnano etnie, popoli e generazioni diverse. Nel viaggio dalla sponda occidentale a quella orientale di Istanbul, il regista incontra gruppi e cantanti di ogni genere musicale. Musicisti rap e hip-hop, con la loro intenzione di fare di questo genere un genere “turco”, che racconti cioè la realtà che li circonda ed i suoi problemi. Spettacoli di danze e musiche gitane prendono vita nel documentario raccontando gli usi antichi della comunità gitana di Istanbul.
Minoranze etniche, come quella curda, cantano per mantenere viva la loro storia e la loro cultura. Musicisti che si esibiscono per strada, per i quali le vie sono gli unici palcoscenici perché rappresentano luoghi neutrali, aperti a tutti, dove non esistono classi sociali e che sognano di cambiare il mondo attraverso la musica. Dal documentario emergono inoltre suoni classici, che si rifanno alla musica tradizionale turca: virtuose cantanti accompagnate dall’ud – il cordofono tradizionale considerato il “sultano”degli strumenti musicali nel mondo arabo-islamico – da violini e req – uno strumento a percussione di origine araba – e suonatori di saz , il liuto turco, che fondono suoni di strumenti antichi e tecniche moderne.
Istanbul è una città musicale. Una musicalità innata che permea di sé strade, club e locali. Crossing the bridge rappresenta l’affascinante tentativo di raccontare la città e, per esteso il Paese, attraverso i suoi suoni ed i loro interpreti. Stratificazioni di natura sociale, etnica e generazionale vivono e prendono così forma attraverso i vari generi che nella città si incontrano e si fondono.