Non siamo nel “barrio” Palermo di Buenos Aires, bensì nel “mahalle” Beşiktaş ad Istanbul, a pochi passi dal Mausoleo che ospita i resti dell’ammiraglio Khayr al-Din, da noi meglio conosciuto come il pirata “Barbarossa”. Qui si svolge l'intervista a Nilüfer Narlı, autrice del romanzo “Donne della Milonga”.
La finestra dello studio di Nilüfer dà sul Bosforo e la vista è mozzafiato. Nilüfer Narlı, Preside della Facoltà di Sociologica presso l’Università Bahcesehir, è esperta di relazioni civili-militari e della condizione femminile nel mondo musulmano, è scrittrice, ed è un’affascinante tanguera.
Una copia del suo ultimo libro e primo romanzo è appoggiata sulla sua scrivania, uscirà a giorni e già mi ha invitato al party-tanguero che ha organizzato in un ristorante di Beyoğlu per lanciare il suo “Milonga Kadınları" (“Donne della Milonga”).
Ma come è possibile questa combinazione tango-milonga-Istanbul che ad un occhio superficiale potrebbe sembrare “fuori luogo”? “Il tango e la milonga dagli anni ‘20 erano molto famosi anche nella Repubblica Turca – spiega Nilüfer. Fa parte della nostra cultura. Abbiamo anche delle bellissime foto di Atatürk che balla il tango. Benché all’origine i tangos turchi fossero solo strumentali, la prima registrazione di un tango turco risale al 1932, con l’interpretazione della cantante Seyyan Hanim. Sin dall’inizio si intravede dunque un sovrapporsi di culture, che dalla ‘desembocadura’ del Rio de la Plata, passando per Parigi, sbarcano lungo le coste del Bosforo e qui si combinano. Musica milonguera e tanguera, parole non in ‘lunfardo’ (idioma gergale di Buenos Aires, dalle origini diverse, tra cui il genovese e il napoletano, assurto a lingua ufficiale del tango, ndr) ma in turco, e cantanti donne che reclamano la propria emancipazione”.
Negli ultimi anni Istanbul sta diventando la capitale europea del tango. Frequentando con Nilüfer alcune di queste tanguerias, che attirano un numero crescente di aficionados turchi e stranieri, ci si appassiona a una comunicazione non verbale fatta di musica, passi e sguardi, ed all’utilizzo di una lingua che, quando non trova il giusto termine in turco, si avvale dello spagnolo. Il tutto sempre accompagnato dalla voce del bandoneon.
“Questo mio ‘Milonga Kadınları’ è una raccolta di storie di donne, donne di Istanbul, Buenos Aires, Berlino, Parigi – continua Nilüfer sorseggiando il suo immancabile çay ed osservando i traghetti che attraversano il Bosforo. Donne raccontate da un uomo. Un uomo che rappresenta il principale filo conduttore del romanzo, assieme al significato più profondo dalla milonga. Non solo come spazio dove si danza, ma come un luogo magico per l’anima. Queste donne della milonga – prosegue Nilüfer – sono passate attraverso diverse esperienze che hanno comportato la loro metamorfosi. Malgrado abbiano sofferto all’interno di sistemi autoritari tanto politici quanto culturali, come nel caso della prigionia in famiglie patriarcali, esse hanno avuto la forza di confrontarsi e lottare contro questo complesso opprimente. La forza di non essere trasformate, come ne ‘La Metamorfosi’ di Kafka, in uno scarafaggio dalle zampe deboli. Questa metamorfosi le ha portate invece a divenire libere farfalle, che con belle e sicure gambe danzano sui petali dei fiori.
La milonguera è contro ogni forma di totalitarismo, di fascismo, di chiusura. E’ questo il messaggio che viene lanciato dalla stessa copertina del mio libro. Allo stesso tempo la milonga, il tango, divengono un viaggio interiore, perché se la tematica costante del tango è il ‘volver’ questo è un ‘ritorno’ a se stessi, a rincontrarsi liberi da ogni soggezione, un tornare ad essere liberi dalle tante catene imposte o che ci siamo imposti”. “Milonga Kadınları" tra poco verrà tradotto in spagnolo. Nilüfer mi dedica una copia e salutandomi mi dà appuntamento “questa sera alla Cumparsita”.